VORREI ABITARE QUI. mostra personale di michele sambin


Lo stupore, il desiderio, sono da sempre compagni di strada di Michele Sambin. Dai primi anni ‘70 ad oggi, essi hanno idealmente affiancato l’artista nelle sue molteplici avventure multimediali, disegnando le coordinate espressive, ideologiche e operative del suo lavoro. Se le sperimentazioni con la macchina da presa sono sembrate non poter prescindere da un approccio stupefatto all’immagine in movimento, quelle che hanno congiunto la musica e le arti performative hanno trovato nel corpo il loro strumento privilegiato: un corpo di cui la drammaturgia elaborata dall’autore ha evidenziato, soprattutto, la propensione a desiderare.
A nostro avviso, stupore e desiderio rappresentano la materia di cui sono fatti anche gli splendidi lavori su carta esposti in questa occasione. In essi, il linguaggio del segno regala immagine a dimensioni fenomeniche e pulsioni psichiche che solo di rado aggallano sulla superficie delle arti visive.
Nelle opere astratto informali il segno produce una serie di scritture pittoriche che, attraverso frequenze ora più serrate, ora più fluide, esprimono una corrispondenza con la pulsazione del suono, con l’energia del corpo umano, con il ‘respiro’ di un’immaginazione disancorata da ogni convenzione rappresentativa. Tali lavori, nonostante la loro prossimità con il campo della pittura, rendono percepibile lo stato di meraviglia che accompagna l’atto del disegnare: un’attività primaria che assume qui un valore performativo, instaurando con la superficie un rapporto non dissimile da quello che il gesto dell’attore intreccia con lo spazio scenico.
Accedendo al codice figurativo, il segno si carica invece di richiami espressionisti, e viene condotto dall’artefice a tracciare il profilo di corpi posseduti dalle forze dell’Eros. A scaturirne sono immagini che manifestano l’eccitazione dei sensi in termini espliciti e, al tempo, visionari. Tuttavia, scegliendo di mettere a fuoco il tema del desiderio, Sambin risale inevitabilmente alle sorgenti del pensiero creativo: poiché ogni forma, immagine o canto non può che erompere dal desiderio di sostituire un’assenza, di reinventare un essere o un ente che si avverte come perduto. Non è allora senza significato che molte delle figure sopra descritte si staglino solitarie al centro della superficie cartacea, interpretando quella stessa condizione che la persona dell’artista rappresenta nella video installazione posta al termine del percorso espositivo, intitolata Solo: un lavoro in cui immagine, corpo, suono e segno si fondono per inseguire l’ennesima utopia sinestetica di una storia creativa tanto multiforme quanto intensa.

C'ERA UNA VOLTA...Simone Settimo


"C'era una volta"
personale di Simone Settimo
dal 26 ottobre al 6 novembre
libreria minerva (via del santo 79 padova)

inaugurazione venerdì 26 ottobre 2018

"C'era una volta" propone una raccolta di foto, disegni e dipinti di Simone Settimo, uno tra più  interessanti autori nel panorama artistico nazionale.
Le opere in mostra - tutte inedite-  sono ispirate al  periodo trascorso dall'Artista a Berlino.
Il suo lavoro si colloca all'interno di un originale e autonomo percorso artistico figurativo, nel quale è possibile scorgere un'influenza sottotraccia dell'opera di Sigmar Polke e David Hockney
Simone Settimo ha realizzato varie esposizioni in Italia e all'estero, partecipando anche ad  alcune Biennali di Venezia.

LA QUARANTANA: L'EDIZIONE DEFINITIVA DEI PROMESSI SPOSI


I Promessi Sposi del 1840, opera anche nota come la Quarantana, costituiscono l'edizione definitiva di una tra i più importanti lavori della nostra Letteratura.
Riproniamo qui uno stralcio di un bel articolo di Daniele Bresciani, pubblicato su Wuz nel 2002 (l'integrale lo trova qui) che ricostruisce minuziosamente il lungo e tortuoso "percorso" attraverso il quale questa edizione arrivò a conclusione.


Oltre vent’anni per portare a termine un’opera. Per l’esattezza, 21 anni e 7 mesi: tanto tempo trascorre tra l’avvio della prima stesura e la pubblicazione dell’ultimo fascicolo dell’edizione definitiva di quello che con ogni probabilità è il romanzo più celebre della letteratura italiana, I promessi sposi di Alessandro Manzoni. L’inizio del lavoro è individuabile con precisione assoluta, visto che l’autore pone una data in testa al foglio della minuta dove comincia Il curato di …, il primo capitolo del Fermo e Lucia (questo il titolo provvisorio dell’opera). La data è quella del 24 aprile 1821 e lo scrittore milanese ha 36 anni (...)
La stesura del manoscritto del Fermo e Lucia si conclude nel settembre del 1823, ma contestualmente comincia la revisione dell’opera, che viene presentata alla censura con il titolo Gli sposi promessi e finita di stampare, con il titolo definitivo I promessi sposi, solo nel 1827 e che per questo è comunemente detta “ventisettana”. A dire il vero, lo stampatore Vincenzo Ferrario è in grado di sottoporre al Censore il primo tomo dell’opera già il 30 giugno 1824 e tra luglio e ottobre il volume esce dai torchi milanesi con la data 1825: l’intenzione, o almeno la speranza, è infatti quella di portare a conclusione l’intero romanzo entro quell’anno. La tabella di marcia viene rispettata con il secondo tomo, ma per il terzo sarà necessario attendere di più e anche se la data posta all’inizio del volume è 1826 (l’imprimatur sulla copia della Censura è del 7 luglio), la diffusione dell’editio princeps dei Promessi sposi si ha solo nel giugno del 1827. Tre volumi in-8 (pagine 4 n.n.+ 352, 4 n.n. + 368, 4 n.n.+ 416 +2 n.n.), con una semplice brossura giallo avana incorniciata con il titolo, I promessi sposi, e il numero del tomo. Il Manzoni continua a correggere e a rivedere il proprio lavoro anche quando la stampa è avviata e questo consente oggi di distinguere alcuni esemplari della prima tiratura da quelli successivi: nell’errata, posta al termine dell’ultimo volume, viene infatti riportato che l’errore alla riga 13 a pagina 378 del terzo tomo (questa storia da correggere in di questa storia) è presente soltanto in alcuni esemplari, che sono quindi più appetibili per i bibliofili(...)

BRUNO LORINI: SORPRESE DA UN TRASLOCO.


Padova, 21 giugno/8 luglio 2018.
Libreria Minerva  

"...dopo molti anni ho cambiato studio. I traslochi sono sempre traumatici e affascinanti. Scavando nei quasi vent'anni passati in via Briosco sono emersi lavori che avevo messo in zone della memoriache si frequentano poco. 
Ho trovato fili da collegare e pezzetti di coerenza inaspettati. In questa mostra sono esposte alcune di queste opere, sorprese pure loro di essere state riconosciute." (B. Lorini)

PSICOGEOGRAFIE

Sabato 16 giugno 2018, alle ore 18, presso la Libreria Minerva di Padova verrà presentata la mostra PSICOGEOGRAFIE, a cura del critico d’arte Gaetano Salerno.
La mostra doppia personale degli artisti Rodolfo La Porta e Valerio Vivian, è stata curata da Gaetano Salerno.
Saranno presenti gli artisti e il curatore per presentare sia il catalogo documentativo e riassuntivo dell’evento culturale sia una breve selezione critica di opere presenti in mostra; i lavori resteranno poi esposti presso gli spazi espositivi della libreria fino a mercoledì 20 giugno 2018.
L’evento espositivo ha riletto il lungo e articolato lavoro dei due artisti attraverso una serie di opere
scelte, tratte dalle rispettive ricerche individuali, soffermandosi però sui momenti in cui i due percorsi si sono avvicinati e sovrapposti, dando vita a un segmento artistico sincretico che nel tempo ha unito le due personalità artistiche conducendole a importanti forme di collaborazione.
Come ha sottolineato Gaetano Salerno la mostra ha riproposto “un evento situazionista (vicino al
metodo di lavoro induttivo condotto dai due artisti) documentativo e riassuntivo di una lunga ricerca
che ha visto nel tempo La Porta e Vivian “occupare e contaminare” con la loro presenza e le loro azioni artistiche differenti luoghi allo scopo di instaurare con il pubblico di galleria e non (e, di conseguenza, non sempre consapevolmente preparato allo sviluppo di un rapporto empatico con l’oggetto artistico) scambi biunivoci ed emotivi, tracciando così una psicogeografia delle emozioni e delle reazioni individuali e collettive nei confronti delle suggestioni e delle riflessioni sulle molteplici incongruenze della società contemporanea, sul ruolo dell’arte e dell’artista in relazione alle peculiarità della realtà odierna, sul valore del messaggio artistico e sulla sua valenza espressiva.
Psicogeografie ha infatti ripreso concettualmente il percorso tracciato dagli artisti, proseguendo la
mappatura di luoghi nel tempo segnati da produzioni pittoriche, fotografiche, assemblative, installative, performative, per presentare al pubblico una sintetica e ragionata selezione critica di lavori da loro realizzati nell’arco di trent’anni, sia singolarmente sia sinergicamente, orientando le rispettive ricerche e irispettivi codici indagativi (rimasti comunque ben distinguibili e leggibili) verso un punto comune, unitario e sommativo, codificato da un sovralinguaggio comune [...]”.
Rodolfo La Porta nasce a Venezia nel 1953; vive e lavora a Mira. Laureato in Architettura presso lo IUAV di Venezia ha svolto l’attività d’insegnante. Il suo percorso creativo inizia nell’ambito dell’arredamento e del design, collaborando anche all’allestimento di alcune mostre per la Biennale di Venezia. Il percorso artistico di Rodolfo La Porta è all’insegna di un continuo sviluppo e apertura nei territori della pittura, della fotografia, della scultura, delle installazioni, degli interventi architettonici e mischia arte astratta, sociale, concettuale, minimalista. Dagli anni Ottanta approda alla ricerca artistica pura esponendo in spazi pubblici e privati in Italia e all’estero.
Valerio Vivian nasce a Mira (Ve) nel 1953; vive e lavora a Mira. Laureato in Lettere (indirizzo artistico) presso l’Università di Ca’ Foscari di Venezia è docente di Storia dell’Arte presso gli Istituti di Istruzione Superiore. Da sempre alterna l’attività di artista a quella di studioso attraverso seminari, scritti di critica d’arte nonché didattica e, dalla fine degli anni Settanta, espone regolarmente in personali e collettive. Le sue opere, guidate da un continuo gioco dialettico, con apparente eclettismo, alternano e talora mescolano pittura e fotografia, installazione e disegno, attento soprattutto al vedere e alla visione, pertanto le sue tematiche preferite sono diventate l’occhio, il volto, la figura umana e lo spazio.

PSICOGEOGRAFIE

presentazione catalogo sabato 16 giugno 2018, ore 18
apertura mostra martedì 19 e mercoledì 20 giugno 2018
orari apertura 9.30 - 12.30 e 16 - 19.30

LE OPERE DI M'HORO ALLA MINERVA


Nell'ambito della bella iniziativa denominata “PadovaCiak”: (il concorso cinematografico giunto alla terza edizione, organizzato dall’Associazione culturale “Pluriart”, in collaborazione con “Promovies – Scuola Permanente di Cinematografia”),segnaliamo la presenza delle opere dell'artista M’horò, lo scultore senza identità, volutamente anonimo, che forgia, assembla e crea le sue opere senza mostrarsi in pubblico, viaggiando per il mondo e regalando continue visioni d’arte inedite. 
Per l’occasione, M’horò invia due sue opere ispirate alla pellicola cinematografica, realizzate ad hoc per il “migliore attore” e la “migliore attrice” in gara.
Di M’horò è prevista una prima mostra a Padova, presso la Libreria “Minerva” di Via del Santo 79, dove sabato 9 giugno, alle ore 18; ci si ritroverà per un brindisi inaugurale, e dove sarà possibile ammirare alcune sue spettacolari opere; mentre una corposa antologica dell’artista è prevista in città per il prossimo autunno.

CON LA SPAGNA NEL CUORE: UNA MOSTRA E UN LIBRO


Vi proponiamo due interessanti iniziative   organizzate dal Centro Studi Ettore Luccini e ospitate dalla Libreria Minerva. Venerdì 18 maggio alle ore 18.00 presenteremo il libro "Non avendo mai preso un fucile tra le mani" dedicato alla lotta delle donne antifasciste nella guerra civile spagnola del 1936/39. Lo stesso giorno -negli spazi espositivi della Libreria -aprirà i battenti la mostra "La Spagna nel cuore", che rimarrà aperta sino al 1 giugno.



La leggerezza, la fragilità, il nitore. E ancora la piega, lo strappo, il segno, la pagina; sono molteplici le qualità e le immagini che possono essere associate alla carta e al suo uso nel contesto delle arti visive. Oltre a nominare un dato concreto, oggettivo, ognuna di esse contribuisce a comporre un vasto campo metaforico e concettuale, pertinente al rapporto tra l’individuo e il mondo, rappresentativo di quello tra l’artista e la creazione.
La ‘voce’ della carta risuona frequentemente nelle esperienze artistiche contemporanee, diffondendo alcuni valori poetici distinguibili, connessi dunque alla sua espressività peculiare. Tale fenomeno trova in parte le sue motivazioni nell’ascolto prestato da numerosi autori all’eloquenza silenziosa della materia e dei materiali, ed è al tempo riconducibile all’attrazione esercitata dalle sfere del primario e dell’elementare, verso cui l’arte ha sovente guardato una volta avvertita la necessità di ripensare se stessa. Attraverso il disegno o la manipolazione, la carta è infatti al centro dell’attività ludico creativa dei bambini; rinvia inoltre con immediatezza al paesaggio naturale che è alla sua origine. Ma, soprattutto, è il luogo ove l’artista organizza il campo della visione, la prima materia che il pensiero e le mani sondano, alterano, allo scopo di incontrare l’ipotesi di una forma. Il risultato che scaturisce da questa avventura esplorativa, anche quando compiuto, sembra avere comunque carattere potenziale, essere il presupposto di un esito ulteriore. L’opera cartacea rimanda perciò al processo di formazione dell’opera, nonché alla specifica dimensione di senso che lo riguarda.
Così come per il legno e il marmo, anche nel caso della carta la forma e l’immagine appaiono come possibilità implicite alla materia stessa, che l’artefice è chiamato idealmente a rinvenire. Le opere di En papier conferiscono particolare risalto alla vocazione plastica di questo materiale, concretizzata talvolta da entità formali di ordine scultoreo. Nei lavori presentati si alternano, oltre al segno e al colore, scavi e impercettibili rilievi, vuoti e tangibili volumi. Vi compaiono accenni figurativi, lacerti fotografici e motivi astratti, mentre alcune superfici manifestano tautologicamente l’azione che le ha conformate, la sensazione che l’ha ispirata. In ognuna delle opere, lo spessore, la texture, il colore della carta utilizzata si inscrive nei confini dell’immagine, così come la qualità della luce e la densità dell’aria sono parte di un paesaggio. Collocate negli spazi della Libreria Minerva, dialogano tacitamente con il fiume di carta che scorre tra i volumi riposti negli scaffali. 
(Nicola Galvan)

TEATRO IN LIBRERIA: "LIBRARI MI SNERVA"




Venerdì 19.01.2018 dalle ore 18  presso la Libreria Minerva – Via Del Santo 79 Padova
‘I Compagni d’Asilo’ Filodrammatici de l’Associazione Prisma&Convivio 
presentano la farsa licenziosa

“ LIBRAR MI SNERVA “
L’alterco amoroso, tra l’avaro colto
 pedante bibliofilo Faust
e la generosa incolta dispettosa libertina Margherita,
è assistito da Ancelle e musicato dal Diavolo in persona.


ingresso  libero
ma  posti limitati: la prenotazione è gradita
049.8789599 oppure  libreriaminervapd@gmail.com

LE INIZIATIVE DI DICEMBRE IN LIBRERIA...

 Cari amici, vi segnaliamo con piacere questi due appuntamenti dicembrini presso la Libreria Minerva:

-Dal 12 al 23 dicembre 2017: BRAVUME. Una personale di Gino Bosa.
L'inaugurazione si terrà martedì 12 dicembre ore 18.30, alla presenza dell'Autore e degli ormai consueti fiumi di prosecco.

 -Giovedì 21 dicembre 2017 ore 18.30, il BEL TEATRO presenta: "Questioni di etichetta. Vino, musica, immagini, parole".
Un racconto di Bruno Lovadina su Tono Zancanaro e il vino prodotto nella vecchia vigna delle 100 piante, tra Monsieur La Bombe e Madame (ovvero il Presidente Charles De Gaulle e la moglie Ivonne), passando per George Simenon, Ives Montand...e altro ancora. Un piccolo viaggio, un gioco senza frontiere accompagnato dalla degustazione del vino Capo di Stato.
Per ragioni organizzative e di spazio è necessario prenotarsi (max 25 posti): libreriaminervapd@gmail.com oppure tel. 049 8789599.
Lo spettacolo è gratuito, la degustazione costa 10 euro.
In collaborazione con l'Enoteca Severino 1901 (via del Santo 44 Padova).

"L'OVALE DI CARTA".

IL RUGBY RACCONTATO TRA INCISIONI, AFFICHES E DISEGNI
Tra le iniziative collaterali nate in occasione dell'evento sportivo Italia-Sudafrica di rugby previsto per sabato 25 novembre, la Libreria Minerva ospita una interessante esposizione di incisioni, affiches, disegni, manifesti e memorabilia ovali: una carrellata di opere da metà dell'800 ad oggi che raccontano per schegge il rugby dai tempi pioneristici sino all'era della Pro. In mostra sono presenti opere di Ottorino Manciolli, importanti illustratori francesci come Lemel, Henri Prost e Andrè Galland, ma anche xilografie e litografie ottocentesche, sino ai poster della Nazionale prima e dopo l'entrata nel 6 Nazioni.



Cliccando sul link  potrete visionare un breve video delle opere in  mostra